La festa nel passato

La miracolosa statua di San Paolo esce dalla chiesa dei Domenicani che si trovava in piazza Umberto I.

L'uscita di San Paolo delle ore 13 in una cartolina d'epoca.

Un bambino pronto per essere "offerto" nudo al Santo Patrono. San Paolo è il protettore dei bambini "crepati" che soffrono di ernia. Ma è anche Santo che protegge da tutte le necessità. Un'antica leggenda vuole che i santi offerti al Santo dalla parte del libro diventino degli ottimi studenti, mentre quelli offerti dalla parte della spada saranno forti e coraggiosi.

Presentazione degli animali al Patrono. La festa ha legami antichissimi e arcaici con la tradizione contadina e la gente che lavora i campi che chiede ancora oggi a San Paolo protezione agli animali. San Paolo è anche il santo che proprizia un buon raccolto. Col grano da secoli i devoti preparano le "cuddure", pani votivi a forma di serpenti da donare al Santo.

Ancor prima di essere eletto “patronus principalis”, S. Paolo veniva solennemente festeggiato il 25 gennaio, giorno in cui si ricorda la sua conversione, ed il 29 giugno, giorno del martirio.
Al centro della festa era ed è il miracoloso simulacro di S. Paolo con i suoi miti, leggende, credenze e devozioni. A Palazzolo S. Paolo non è considerato solo santo “specialista” guaritore del morso di serpi, scorpioni e tarantole, ma è santo miracoloso in grado di soddisfare ogni bisogno; è anche il santo che propizia il buon raccolto, non a caso la sua festa cade proprio nel periodo della mietitura.
Il documento più antico che possediamo sulla festa di S. Paolo e del 1599, ma la festa è sicuramente più antica. Purtroppo non possediamo neanche una descrizione completa della festa del ‘600 o dei secoli successivi, ma da diversi documenti possiamo risalire ad una globale della festa dal ‘600 all’800.
La preparazione della festa era compito e prerogativa della confraternita. I procuratori e i confrati per tempo lavoravano alla rappresentazione sacra, il dramma che durante i giorni di festa si soleva recitare sul palcoscenico allestito nel piano matrice. Così il maestro di cappella, con diversi sacerdoti e chierici musici e cantori, preparava le musiche ed i canti per le solenni funzioni liturgiche come per le composizioni sacre che ” a cinque voci e più strumenti” venivano cantate nella chiesa di S. Paolo, in periodo festivo. I procuratori si preoccupavano di affidare l’incarico per la questua nel paese e nelle campagne.
Rito di preparazione alla festa era la novena la cui attribuzione spetto’ a S.Paolo dopo l’elezione a Patrono. Alle processioni di S. Paolo intervenivano in posizioni stabilite dall’uso, i giurati, i gentiluomini, i ministrali e, obbligatoriamente, tutto il clero, sacerdoti, monaci, chierici, e tutte le confraternite e congregazioni, ed in più i pellegrini e devoti che seguivano la vara.Veniva raccolto il pane, probabilmente con il carretto, che veniva benedetto e venduto all’asta. Ma si raccoglieva anche la lana la cera. Un importante avvenimento legato al tempo festivo era la grande fiera di giugno.

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