La tradizione dei ciarauli

La tradizione  dei “Ciarauli”

 

San Paolo morso dalla Vipera a Malta in una raffigurazione. San Paolo è il primo ciaraulu della storia.

 

Fino a pochi decenni fa, scriveva Alessandro Italia, “abbiamo visto il ceraulo, dalla lunga berretta con avvolte le trasparenti guaine che le serpi lasciano mutando la pelle; recare nel petto grosse serpi che gli circolavano sotto la camicia e vivificate dal calore della sua persona si affacciavano dallo sparato a suggere dalla sua bocca la saliva” . Dell’immagine di questo singolare personaggio che, nel Meridione, è ritenuto fortunato per certe doti naturali (ma in alcuni centri della Sicilia, sol perché è nato nelle notti tra il 24 ed il 25 gennaio o il 28 e 29 giugno) si trova riscontro in tutti i tempi e nelle più diverse regioni. E’ colui che viene definito comunemente “serparo”, al quale non importa se i rettili siano più o meno ripugnanti o utili all’equilibrio della natura; per lui, val più la convinzione che essi abbiano qualcosa di misterioso, di soprannaturale. Una descrizione particolareggiata ci fa il Pitrè sui cerauli, capaci di rendere “innocui e non isgradevoli” questi animali striscianti. Dice: “Donne d’ogni età, ragazze e spose, le quali fuggirebbero solo a scorgerne uno in campagna, se li lasciano senz’altro appressarre, deporre placidamente nel grembiule e li guardano impassibili e certune anche li palpano”. Le serpi sono alla mercè della volontà dei cerauli – prosegue il Pitrè -, della loro influenza “affascinatrice, tanto che, ridotte all’impotenza, dopo che gli ultimi spari concludevano la solenne festa di S. Paolo, venivano tenute in casa come animali domestici”. Come si sa, il tempo distrugge alcune tradizioni e ne lascia intatte altre. La figura del ceraulo – che si inseriva un po’ come il protagonista nell’atmosfera festiva di S. Paolo – è sparita da alcuni decenni. E sono state soppresse anche tante altre usanze, come la lingua a strascico sul pavimento, l’entrata degli animali in chiesa, muli e mucche offerti in dono per grazia ricevuta. 

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